Si è conclusa al Ministero della Salute, con la presentazione dell’indagine realizzata da SWG, la VI edizione della campagna IoEquivalgo, promossa da Cittadinanzattiva per diffondere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia, e di colmare un divario culturale ed economico che penalizza soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, per le quali la spesa per la compartecipazione al costo dei farmaci risulta più elevata.
Anche nel 2025, infatti, come emerge dal Report annuale del Centro studi Egualia sull’andamento del mercato italiano degli equivalenti, i cittadini hanno versato un differenziale di prezzo – ossia il surplus per ritirare il brand più costoso rispetto all’equivalente – pari a oltre un miliardo di euro. In particolare a spendere di più sono i residenti nel Lazio e nel Molise, di meno quelli della Lombardia. Dal punto di vista dei consumi territoriali, il ricorso agli equivalenti continua ad essere privilegiato al Nord (41,4% a unità e 34,6% a valori), rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media Italia del 33,3% a confezioni e del 29,1% a valori. L’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella P.A. di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). In coda per consumi degli equivalenti Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%), Campania (21,7%).
“Nel corso degli anni – spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva – abbiamo raggiunto tutte le regioni d’Italia attraverso l’allestimento di villaggi itineranti in piazze e atenei in 22 città. In questa attività di informazione di prossimità sono stati coinvolti cittadini e studenti grazie alla sottoscrizione di protocolli d’intesa con diverse Regioni, tra cui Campania, Sicilia, Marche e Sardegna. Per i cittadini sono disponibili anche strumenti pratici come il portale www.ioequivalgo.it e una app con informazioni chiare, certificate e aggiornate. In questa edizione abbiamo inoltre lavorato con Federfarma e FOFI per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace – al quale hanno partecipato più di 2700 farmacisti – con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti. Un percorso che è stato accolto molto positivamente dai professionisti che, nel 96%, ritiene molto importante una formazione in tal senso“.
Inoltre, nelle circa 19 mila farmacie aderenti alla rete di Federfarma sono presenti video e locandine provviste di QR code per consultare online, scaricare gli opuscoli informativi e approfondire la conoscenza riguardo l’utilizzo dei farmaci equivalenti.
I dati dell’indagine SWG
Lo studio, presentato da Riccardo Grassi (Head of Research SWG), analizza gli atteggiamenti generali verso la salute, il livello di informazione, la fiducia nei players, il rapporto con i farmaci, la conoscenza del farmaco generico/equivalente e i criteri d’acquisto, registrando gli scostamenti più significativi rispetto ai dati rilevati nel 2024. Per il 56% degli italiani i piccoli malesseri continuativi sono la routine (dolori osteoarticolari +20 punti in 8 anni, stanchezza, +15, insonnia, +14) e l’indice medio di salute percepita diminuisce ancora (-3 punti sul 2024). È su questo scenario che irrompe prepotentemente l’IA, consultata dall’8% degli intervistati (il 15% della Gen Z), che ricorrono anche a Internet (10%, +4 sul 2024) e al farmacista (13%, +3). Stabile il ricorso al medico di famiglia (32%, +1) anche se l’urgenza di risolvere rapidamente i piccoli fastidi sembra essersi tradotta in un notevole ricorso a farmaci da banco (+8%). Il fenomeno è ancora più evidente quando si analizza il tema dell’informazione su salute e benessere: l’ 81% degli italiani si dichiara ben informato, i professionisti ricoprono un ruolo di peso (77%) con una presenza crescente del farmacista (+8% sul 2024), ma nel 56% dei casi la fonte d’informazione prioritaria è Internet e il 12% degli italiani (17% Gen Z) consulta chatbot IA.
Ambivalente il rapporto con i medicinali: un po’ in calo la convinzione che i medicinali vadano usati con cautela e attenzione (45%); uno su 4 li considera semplicemente uno strumento per stare meglio; il 38% tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, soprattutto Gen Z e Millennials. Questi ultimi ammettono di assumere tranquillamente farmaci scaduti (41%), mentre il 29% degli intervistati smaltisce i farmaci nell’indifferenziata. Arretra invece la conoscenza dei farmaci equivalenti (-5% in 5 anni). A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z: solo il 50% dice di conoscerli bene, contro una media generale del 70% e un 79% tra i boomers. Cala anche la consapevolezza sulle caratteristiche degli equivalenti ed emerge un leggero aumento di preferenza (+3%) per i brand per questione di abitudine ma anche per una crescita di sfiducia negli equivalenti, che emerge in tutte le categorie di prodotto (antidolorifici -3%; gastrointestinali -3%; antibiotici -3%). Sostanzialmente inalterate, infine, le inclinazioni prescrittive dei medici: nel 30% dei casi indicano solo il principio attivo lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand (-1% rispetto al 2024), il 22% (20% nel 2024) indica solo il farmaco di marca, il 36% (=nel 2024) indica principio attivo e farmaco di marca.
Proposte
- Comunicazione, informazione e alfabetizzazione sanitaria digitale
Realizzare campagne di informazione istituzionale con un focus specifico sui canali digitali e social per intercettare le fasce di popolazione più giovani….
Fonte FNOPI


